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Pubblicizza la CO2 ! |
Campagna per un'indicazione trasparente e chiara delle emissioni di CO2 nelle pubblicità dell'auto nuove |
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Berlino, 29 aprile 2008 - Con lo slogan "Un limite al cambiamento del clima" il Club del Traffico tedesco (Verkehrsclub Deutschland) ha inaugurato nuovi segnali stradali. Ma invece di limitare la velocità, limitano le emissioni di CO2. La segnaletica non è rivolta agli automobilisti, ma alle case produttrici e all’Unione Europea, che nei prossimi mesi è chiamata a decidere sul futuro delle emissioni - e dei propri impegni in protezione del clima.
L’associazione chiede al governo tedesco di sostenere una legge europea forte, e di adottare misure di controllo, assieme a finanziamenti in favore di nuove tecnologie volte all’efficienza energetica.Secondo il Club del Traffico, se l’Europa avesse approvato come previsto il limite di 120 grammi al chilometro di emissioni di CO2, oggi i consumi medi si aggirerebbero attorno ai 5,1 litri per 100 chilometri di strada., con un evidente vantaggio per gli automobilisti. Invece le automobili in produzione sono sempre più grosse e pesanti, e consumano sempre di più. Oltre a minacciare il clima globale.
LIVORNO. Sembra che la crescita cinese sia destinata a ripercorrere il copione degli errori occidentali, anche quelli più recenti e già esecrati, a cominciare dagli sport utility vehicles (i Suv, che dopo il bombardamento ecologico stanno già provando a ribattezzare Cross over), sempre più impopolari in Europa ed in America e ogni giorno di più ambito status simbol dei nuovi ricchi della Cina.
Un mercato sapientemente sollecitato dalle case automobilistiche occidentali e giapponesi che invadono questo insperato mercato sollecitando con spot accattivanti già sperimentati da noi il nuovo individualismo edonista della Cina. Poco importa se i Suv inquinano come e più che in occidente e se aggiungono inquinamento ad inquinamento nelle già irrespirabili metropoli cinesi.
«L’espansione dell’industria cinese delle auto ha tassi di crescita a due cifre negli ultimi anni, in parte grazie al basso costo del carburante i cui prezzi restano sotto il controllo del governo – spiega Yingling Liu, a capo del China Program del Worldwatch Institute - In questo contesto i Suv sono andati particolarmente bene nel 2007. Secondo la China association of automobile manufacturers, l’anno scorso in Cina sono stati venduti più di 370.000 veicoli, un aumento del 58% rispetto al 2006. La maggior parte delle vendite si è concentrata su nodelli medi e high-end, che ci si aspetta dominino il mercato nel 2008. Le importazioni di Suv di lusso ha raggiunto livelli record nel 2007, con le marche più popolari che vanno da Bmw e Porsche a Lexus, Cadillac e Volvo. Tutti i principali costruttori internazionali di auto intensificano la loro presenza in Cina per sfruttare il boom del mercato dei Suv, con General Motors, Kia e Buick che stanno pianificando di introdurre modelli nel Paese a breve termine».
Chi può permettersi di acquistare un suv in Cina è una parte ancora ristretta della popolazione, i nuovi ricchi ammirati ed odiati, che sono al vertice della piramide del reddito nazionale e possono permettersi anche due o tre auto, mentre le auto private, anche di piccola cilindrata, sono al di fuori della portata del cinese medio.
Il suv diventa così, come e più che in occidente, l’ostentazione di un livello di potere economico raggiunto.
Ed attraverso il suv si instilla nella società cinese la cognizione tutta occidentale di velocità e libertà individuale dalle costrizioni della natura, che finora era una caratteristica occidentale.
La città si trasforma in una jungla (inquinata) dove solo chi è grosso, ricco e potente può farsi spazio, e poco importa se questo costa ai comuni mortali un altro po’ di inquinamento, che si va aggiungere alle emissioni delle centrali elettriche e delle fabbriche alimentate a carbone ed al traffico già esistente che in pochi anni è diventato uno della maggiori fonte di inquinamento delle città cinesi.
«Secondo un recente rapporto del Worldwatch Institute – spiega Yingling Liu – solo l’uno per cento dei 577 milioni dei cinesi urbanizzati respira aria compatibile con i livelli di qualità standard dell’Unione europea. Un inedito studio del 2007 della World Bank ha concluso che la cattiva qualità dell’aria causa ogni anno in Cina tra 350 mila e 400 mila morti premature. I suv, noti per il loro alto standard di emissioni, contribuiscono in maniera sproporzionata alla quota di emissione di gas serra».
Bruxelles - L’associazione ambientalista Friends of the Earth minaccia di trascinare in tribunale la casa automobilistica svedese Saab per pubblicità ingannevole. L’impresa infatti ha basato la propria campagna pubblicitaria presentandosi come amica dell’ambiente, con lo slogan "Finalmente diventa verde!". Mero "greenwashing" secondo l’associazione ambientalista Friends of the Earth. Infatti sotto le pubblicità verdi si nasconde una realtà molto diversa. La Saab non avrebbe neppure mantenuto l’impegno assunto da tutta l’industria dell’auto europea a ridurre adeguatamente le emissioni di gas serra nelle auto di nuova produzione. Malgrado una legge europea richieda alle case automobilistiche di pubblicare in ogni pubblicità la quantità di emissioni prodotte da ciascun modello reclamizzato, la Saab si è guardata bene dall’indicare consumi ed emissioni dei modelli a motore ’Biopower’.
Secondo la Saab, i guidatori che hanno scrupoli ambientali, possono finalmente acquistare senza più preoccupazioni i modelli con questo nuovo motore. Il motore in realtà non riduce affatto i consumi, si limita ad impiegare una miscela composta in gran parte da etanolo. L’impresa però si è "dimenticata" di indicare la provenienza dell’etanolo (molte colture vengono da conversioni di foreste o comunque da pratiche che rilasciano in atmosfera molti più gas serra di quelli risparmiati) e soprattutto si è dimenticata di indicare i consumi del motore, come previsto dalla legge. Anche perché nella classifica europea dei consumi automobilistici, la Saab si trova in una posizione non proprio buona.